San Biagio

Vescovo di Sebaste e martire, invocato per i mali della gola · Festa: 3 febbraio

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Parola di Dio

📖 Salmo 34,20

Vita

San Biagio fu vescovo di Sebaste nell'Armenia storica, l'attuale città di Sivas in Turchia. Si ritiene che sia morto martire all'inizio del IV secolo, verso il 316, durante la persecuzione dell'imperatore Licinio. Ben poco di lui si può stabilire con certezza. I racconti scritti della sua vita risalgono ad alcuni secoli dopo la sua morte e mescolano la memoria con la narrazione popolare.

Questi racconti lo descrivono come medico prima di diventare vescovo, un uomo che si prendeva cura dei corpi oltre che delle anime. Quando scoppiò la persecuzione, si sarebbe ritirato in una grotta sulle colline, continuando da lì a guidare il suo popolo. Alcuni cacciatori, mandati a cercare animali per l'arena, lo avrebbero scoperto e portato davanti al governatore.

Secondo gli stessi racconti rifiutò di rinnegare Cristo, fu torturato con i pettini di ferro usati per cardare la lana e infine decapitato. Questo particolare lo rese patrono dei cardatori. Il suo culto si diffuse ampiamente in Oriente e in Occidente a partire dall'VIII secolo circa. Le Chiese orientali di tradizione greca ne fanno memoria l'11 febbraio, il calendario romano il 3 febbraio. È annoverato tra i Quattordici Santi Ausiliatori della devozione medievale, e la città di Dubrovnik lo onora da tempo come patrono.

Oggi è noto soprattutto per la benedizione della gola. In molte parrocchie, nel giorno della sua festa o in prossimità di essa, due candele benedette il giorno prima, nella festa della Presentazione del Signore, vengono tenute incrociate alla gola mentre si recita una preghiera per chiedere la sua intercessione. Si tratta di un sacramentale, non di un amuleto. Come insegna il Catechismo (CCC 1670), i sacramentali ci preparano, mediante la preghiera della Chiesa, a ricevere la grazia e a cooperare con essa. La benedizione non sostituisce il medico, e chiede che Dio ci protegga dalla malattia e da ogni male.

Insegnamenti

Prendersi cura di tutta la persona

La tradizione ricorda un guaritore dei corpi che divenne anche pastore delle anime.

Fedele nella prova

Accettò la morte piuttosto che rinnegare Cristo.

Preghiera, non magia

Un sacramentale ci conduce a confidare in Dio, non in un oggetto.

Una voce donata a Dio

Una gola sana serve a lodare Dio e a parlare con gentilezza e verità.

Racconti

Il bambino con la lisca (leggenda)

Il racconto più noto narra che Biagio, mentre andava in prigione, incontrò una madre il cui figlio stava soffocando per una lisca di pesce. Pregò sul ragazzo e il bambino guarì. Da qui nasce l'usanza di chiedere la sua preghiera per i mali della gola.

Il maiale della povera donna (leggenda)

Un altro racconto dice che un lupo aveva portato via l'unico maiale di una povera donna. Biagio ordinò al lupo di restituirlo, e il lupo obbedì. Quando il vescovo era in prigione, la donna riconoscente gli portò cibo e candele per illuminare la cella. Le candele della benedizione sono spesso collegate a questa storia.

Gli animali della grotta (leggenda)

I racconti della sua vita dicono che gli animali selvatici venivano alla sua grotta senza paura e che egli li benediceva e curava quelli malati. Lì lo trovarono i cacciatori, e questo portò al suo arresto.

Parole del santo

Per intercessione di san Biagio, vescovo e martire, Dio ti liberi da ogni male della gola e da ogni altra malattia. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Benedizione romana della gola, nella sostanza

Omelia

1. Un pastore che guariva

La tradizione ricorda un medico che diede la vita per Cristo.

2. Che cosa significa una benedizione

Un sacramentale è la preghiera della Chiesa, non un amuleto.

3. A che cosa serve la nostra gola

A parole di lode, di verità e di bontà.

Cari amici, di san Biagio sappiamo poco con certezza. Sappiamo che fu vescovo in Oriente, che morì per Cristo in un tempo di persecuzione e che da molti secoli i cristiani chiedono la sua preghiera. Attorno a questo ricordo sono cresciuti dei racconti, come quello del bambino che soffocava per una lisca di pesce e fu guarito dalla preghiera del vescovo. Accogliamo questi racconti come racconti, ma la fede che esprimono è vera: Dio ha a cuore il nostro corpo, la nostra malattia e la nostra paura.

Il salmo ci dice che il giusto conosce molte sofferenze e che il Signore lo trae fuori da tutte (Salmo 34,20). A Biagio la sofferenza non fu risparmiata. Fu salvato nel modo più profondo, attraverso la morte, nella vita con Cristo. La speranza cristiana non promette una vita senza malattie. Promette che nessuna malattia e nessuna morte possono separarci da Dio.

Questo ci aiuta a capire la benedizione della gola. Le candele e una preghiera non agiscono come una medicina e non ci dispensano dall'andare dal medico. Una benedizione è la preghiera di tutta la Chiesa, offerta nella fede, che chiede a Dio di proteggerci e di renderci discepoli migliori. Accogliamo ogni benedizione con questo spirito e con la stessa fede con cui veniamo alla Santa Messa / Santa Qurbana.

Poniamoci poi una domanda concreta: che cosa esce da questa gola? Parole di preghiera o soltanto lamentele? Parole che guariscono o parole che feriscono? Preghiamo oggi per chi soffre di malattie della gola e della voce, per i medici e gli infermieri e per noi stessi, perché il nostro parlare edifichi chi ci ascolta. Amen.

Preghiera

Signore Dio, ascolta la preghiera del tuo popolo per intercessione di san Biagio, vescovo e martire. Proteggici dalle malattie del corpo e dell'anima, e fa' che la nostra voce ti lodi sempre e dica ciò che è vero e buono. Amen.