Martire a Roma · Festa: 20 gennaio

📖 Ap 2,10
Sebastiano fu un cristiano martirizzato a Roma, probabilmente alla fine del III secolo, durante la persecuzione dell'imperatore Diocleziano. Sant'Ambrogio di Milano, che scriveva nel IV secolo, lo ricorda come un milanese che soffrì a Roma. Fu sepolto sulla via Appia, dove oggi sorgono la basilica di San Sebastiano e le sue catacombe.
Un racconto più tardo del suo martirio (V secolo) narra che era ufficiale della guardia imperiale e incoraggiava in segreto i cristiani prigionieri. Scoperta la sua fede, fu legato a un palo e trafitto di frecce; lasciato per morto, fu curato dalla vedova cristiana Irene e guarì. Poi affrontò coraggiosamente l'imperatore e fu ucciso a bastonate. Molti particolari del racconto sono ritenuti leggendari dagli storici, ma il suo martirio e il suo culto antico sono certi.
Sebastiano divenne uno dei santi più amati della Chiesa, invocato soprattutto in tempo di peste e di epidemie. Nel Kerala innumerevoli chiese gli sono dedicate, e la sua festa di gennaio, con le processioni delle frecce, è tra le grandi feste di molte parrocchie.
Secondo la tradizione usò la sua posizione per rafforzare la fede degli altri.
Anche dopo essere sopravvissuto al primo attentato alla sua vita, non abbandonò Cristo.
Nelle pestilenze i cristiani hanno cercato la sua intercessione; anche noi possiamo chiedere il suo aiuto per i malati.
Ogni cristiano è chiamato al coraggio di un soldato, senza odio.
L'immagine più famosa di Sebastiano lo mostra legato a un albero e trafitto di frecce. Viene dal primo martirio, al quale sopravvisse.
La tradizione racconta che Irene, vedova di un martire, venne di notte a seppellirlo, lo trovò ancora vivo e lo curò fino alla guarigione.
Probabilmente sotto Diocleziano, alla fine del III secolo; lo menziona sant'Ambrogio.
Secondo un racconto posteriore, un ufficiale che sosteneva i cristiani in carcere.
La tradizione del suo primo martirio con le frecce.
Apocalisse 2,10.
Cari fratelli e sorelle, san Sebastiano è uno dei santi più popolari del Kerala; molte parrocchie ne celebrano la festa con grande devozione. Che cosa sappiamo di lui?
La storia ci dice che Sebastiano fu un martire cristiano a Roma, probabilmente durante la persecuzione di Diocleziano alla fine del III secolo. Sant'Ambrogio, scrivendo nel IV secolo, lo ricorda. Fu sepolto sulla Via Appia, dove oggi sorge la sua basilica.
Un racconto posteriore del suo martirio, del V secolo, narra che era un ufficiale della guardia imperiale che incoraggiava di nascosto i cristiani in carcere. Scoperta la sua fede, fu legato a un palo e colpito con frecce, lasciato per morto, curato da una vedova cristiana, e più tardi ucciso a bastonate dopo aver affrontato l'imperatore. Questi dettagli appartengono alla tradizione, e alcuni sono leggendari; ma il cuore della storia è certo: Sebastiano diede la vita piuttosto che rinnegare Cristo.
Il Risorto dice: Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita (Apocalisse 2,10). Onoriamo san Sebastiano non solo con processioni e fuochi d'artificio, ma con coraggio e fedeltà nella nostra fede.
Apocalisse 2,10.
Verità, giustizia, fede (Efesini 6,13–17).
Sostenete i deboli (1 Tessalonicesi 5,11).
La fedeltà ricompensata (2 Timoteo 4,7–8).
Cari amici, il Cristo risorto dice alla Chiesa di Smirne: Non temere ciò che stai per soffrire; sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita (Apocalisse 2,10). Queste parole si adattano perfettamente a san Sebastiano.
La tradizione ricorda Sebastiano come un soldato. San Paolo usa l'immagine del soldato: Prendete l'armatura di Dio: la cintura della verità, la corazza della giustizia, lo scudo della fede, l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito (Efesini 6,13–17). La vera armatura di Sebastiano non era l'acciaio romano, ma la fede.
La tradizione dice che usò la sua posizione per incoraggiare i cristiani in carcere. Paolo scrive: Confortatevi a vicenda ed edificatevi gli uni gli altri (1 Tessalonicesi 5,11). Qualunque sia la nostra posizione, possiamo usarla per sostenere chi è debole nella fede.
Alla fine della sua vita Paolo disse: Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede; ora mi resta soltanto la corona di giustizia (2 Timoteo 4,7–8). Chiediamo a san Sebastiano di aiutarci a conservare la fede fino alla fine.
Le feste devono condurre a Cristo.
I cristiani lo invocavano nelle pestilenze; noi preghiamo e insieme ci prendiamo cura.
Non nascondete la vostra fede.
Niente abuso di alcol né sfarzo sprecato; condividete con i poveri.
Cari giovani e famiglie, la festa di san Sebastiano in molte parrocchie è una grande celebrazione, con processioni, frecce, musica e fuochi d'artificio. Le feste sono belle. Ma chiediamoci: la nostra festa ci avvicina a Cristo, come lo era Sebastiano?
Per secoli i cristiani hanno pregato san Sebastiano nei tempi di peste. Fede e responsabilità vanno insieme: preghiamo per essere protetti, e insieme curiamo i malati, seguiamo le buone norme sanitarie e aiutiamo i poveri nei tempi di epidemia.
Secondo la tradizione, Sebastiano conservò la fede nella guardia dell'imperatore, un luogo dove i cristiani erano in pericolo. Cari giovani, a scuola, all'università e al lavoro potreste essere gli unici che pregano o vanno in chiesa. Non nascondetelo. Siate rispettosi, ma coraggiosi.
Le nostre feste siano sante: niente eccessi nel bere, niente sfarzo sprecato, niente litigi. Una parte del denaro della festa vada ai poveri. Allora san Sebastiano, che diede tutto per Cristo, sarà davvero onorato.
Signore Dio, hai dato a san Sebastiano la forza di restare fedele fino alla morte. Per sua intercessione proteggici dalle epidemie e dalle malattie, dà forza ai malati e rendici testimoni coraggiosi di Cristo. Amen.